Borsa di stoffa con granchio

borsa di stoffa con granchio

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Cucire una borsa in mezzo pomeriggio

Ho preso un granchio… e l’ho cucito su una borsa!

Il mio tessuto a fiori e strisce, acquistato nel corso di una delle mie avventure all’Ikea, sembra infinito e infinite sembrano le possibilità di ricavarne nuovi oggetti.

Possedevo un altro avanzo della tenda così ne ho fatto una borsa: una specie di sacca con manico da poter appendere. Con chiusura a strappo per evitare la fuoriuscita degli oggetti.

Una borsa di stoffa con granchio utile per riporre gli indumenti del nido della mia nipote preferita, che poi è anche l’unica.

Appesa in bella mostra tra i cappotti. E così originale da non venire sottratta per sbaglio come invece è accaduto per magliette, felpe e scarpe addirittura! Quest’ultime, comprate da un giorno, sono state recuperate… per fortuna…

Il granchio è il simbolo che le hanno assegnato al nido così, ritrovandomi fra le mani un chiaro avanzo del panno del costume di carnevale, di un bel colore arancione, non ho resistito.

Per il confezionamento della borsa ho impiegato qualche ora di un sabato pomeriggio. Senza alcun cartamodello, ho ritagliato un rettangolo di stoffa l’ho piegato in due e cucito sui laterali.

Partendo dall’apertura ho creato alcune pieghe libere, cucite cioè solo nella parte alta. Ho applicato un manico realizzato con la stessa stoffa e inserito una striscia di velcro per la chiusura.

Il granchio l’ho realizzato prima su carta, con una matita, e poi ricalcato sul feltro. L’applicazione è stata effettuata a mano, appuntando il granchio in punti strategici, ma senza fissarlo troppo: per un effetto movimentato!

Volendo è possibile foderarla, prima di cucirne i laterali. Ci vorrà qualche minuto in più, ma risulterà più rifinita.

Peccato che la foto sia venuta davvero male.

E tu hai mai cucito la borsa dei tuoi sogni?
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Megalis è lo pseudonimo di Giuseppina Ricci.
Nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre, abito a Roma dove lavoro come consulente informatico. Scrivo perché ne sento il bisogno come dell’acqua e dell’aria, ma una sola passione non mi basta e così mi nutro di mille interessi che lascio confluire nelle mie storie. Ancestrale il richiamo della natura, dettato dalle mie origini abruzzesi, passeggiando nei boschi pratico l’arte di liberarmi del superfluo, parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca.

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