Come uno scrittore sopravvive al suo blog

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Interessarsi alla vita dello scrittore perché si amano i suoi libri è come interessarsi alla vita dell’oca perché si ama il fois gras (Margaret Atwood)

Eppure, negli ultimi anni la storia che ci raccontano è un’altra: se vuoi fare lo scrittore devi avere un blog. Perché i lettori vogliono conoscere chi si nasconde dietro al libro che stanno leggendo o che vorrebbero comprare.

Quando nacquero, i blog erano un diario elettronico in cui tutti scrivevano cose che forse non interessavano a nessuno. O forse sì, perché la gente è curiosa.

Oggi hanno aperto blog su qualsiasi argomento, ma quasi sempre a scopo di lucro. Perché fare il blogger richiede tempo e il tempo è denaro!

Questo blog, invece, nasce da un niente colmo di cose.

Ci ho infilato racconti e poesie, la mia avventura con il self publishing, una pagina con il mio curriculum letterario – per ricordarmi di buttarmi in qualche progetto anche quest’anno – ma c’è anche un articolo sull’Henné, che interessa a un sacco di gente molto più del resto.

Bisogna scegliere un solo argomento

Io sono tante cose, non sono mai riuscita a limitarmi. “Non disperdere le energie!” mi dicono, ma se non vivo le mie passioni, avvizzisco come un fiore reciso. Un fiore ha bisogno del sole, dell’acqua, della terra. Uno solo degli elementi non basta alla sua sopravvivenza. Non voglio dedicarmi a un solo argomento. Sarebbe come avere un solo interesse. Un solo interesse non basta alla mia sopravvivenza.

E poi diciamola tutta, se non ci appassioniamo al mondo, alla vita, alle cose e alle persone, ma di cosa scriviamo? Sterili storie che parlano di uno scrittore sfigato che lotta con la sua pagina bianca? Beh, ho scritto anche questo.

È vero, noi scribacchini parliamo soprattutto di scrittura come i tifosi parlano sempre di calcio. E se lo facciamo in un blog credo sia prima di tutto per cercare conforto. Poi, semmai riuscissimo a finire il romanzo della nostra vita, ci proveremmo pure a venderlo sul blog. Non siamo così ipocriti.

Ma nel mio blog non voglio parlare solo di scrittura affinché Google mi etichetti nella categoria giusta. Voglio parlare di me.

Perché se un giorno riuscissi a pubblicare qualcosa di decente, e i lettori fossero incuriositi dalla mia persona, voglio che trovino me, non uno strumento di marketing.

Il mio modo di scrivere non deve piacere per forza, gli argomenti che tratto non devono interessare tutti. Già per lavoro devo accondiscendere tutti i giorni alle richieste dei clienti progettando software come piace a loro.

Il mio blog deve assomigliarmi

I miei contenuti devono parlare di cose che ho provato sulla mia pelle: siano maschere per il viso o tecniche di scrittura creativa.

Lo ammetto, ho ripreso in mano il blog per avere una scusa in più per scrivere, come quando ho giurato che La scrittura non deve più mancare nella mia vita.

Ma il blog sottrae tempo prezioso al mio romanzo o alla lettura di un buon libro. Perché scrivere un articolo per il blog richiede impegno, approfondimenti. Se poi vuoi mantenere il ritmo di un post a settimana diventa quasi un incubo.

Anche se l’articolo per un blog ha un’impronta diversa dalla storia che stiamo scrivendo e può aiutarci a rompere il ghiaccio dei giorni freddi.

Quelli in cui le dita sembrano congelate e usi la tastiera del portatile per scaldarti le mani

Certe volte penso che siamo già in tanti a scrivere che rischiamo di dire sempre le stesse cose… un po’ noioso non pensi?

Ci sono giorni in cui mi sento un po’ pazza nel gettare le mie parole nella rete sperando che qualcuno le raccolga e ne faccia un uso migliore, che i miei pensieri siano spunti di riflessione, di ispirazione persino!

Per me qualcuno di voi lo è. Fonte di ispirazione, intendo.

Forse cerco solo una spinta a proseguire, in fondo…

Gli scrittori scrivono, perché i lettori li leggano (Scoprendo Forrester)

D’altronde, mi sentivo pazza anche quando scrivevo sui fogli che infilavo in un cassetto. No, non erano sempre romanzi. A volte diari, a volte lunghe chiacchierate con il mio alter ego.

Ecco, forse il blog è il mio alter ego. Non voglio che diventi il mio secondo lavoro, ma un’estensione di me. Un posto in cui m’è dolce naufragar, tanto meglio se diventa un posto in cui t’è dolce naufragar.

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Megalis è lo pseudonimo di Giuseppina Ricci.
Nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre, abito a Roma dove lavoro come consulente informatico. Scrivo perché ne sento il bisogno come dell’acqua e dell’aria, ma una sola passione non mi basta e così mi nutro di mille interessi che lascio confluire nelle mie storie. Ancestrale il richiamo della natura, dettato dalle mie origini abruzzesi, passeggiando nei boschi pratico l’arte di liberarmi del superfluo, parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca.

2 comments

  1. Ciao Megalis, navigando sul tuo blog mi ha colpito questo post. Direi che siamo in sintonia sul modo di vedere il blog. Sono in tanti a considerarlo come uno strumento di marketing, ma a me non sembra un buon modo di porsi. E condivido anche l’idea di essere se stessi il più possibile, evitando di venire etichettati in un modo o nell’altro. Alla fine se ti va di parlare di hennè, perché no? Sono sfaccettature di noi. Io personalmente sto ancora cercando (o forse dovrei dire ri-cercando) una mia dimensione, ma vado senz’altro nella stessa tua direzione.

    1. Sono felice di non essere la sola a pensarla in questo modo, anche perché siamo prima di tutto esseri umani con una vita, un lavoro, una famiglia, con il bello e cattivo tempo. Che poi in quello che scrivo parlo inevitabilmente di quello che conosco e persino di quella parte di me ancora ignota, che rischierei di mettere da parte.

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