Cosa nasconde uno pseudonimo

scegliere uno pseudonimo

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Mi dico che non è importante, un nome è come un numero di telefono, utile solo per altri; ma mi sbaglio, è importante.
(Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood)

Quando scelsi di firmare con uno pseudonimo la mia raccolta di poesie ci misi poca convinzione tanto che nella quarta di copertina inserii qualche particolare che mi rendesse riconoscibile.

Allora, perché utilizzare uno pseudonimo?

Perché utilizzare uno pseudonimo?

Pensai che avrebbe avvolto le mie poesie in un alone di mistero e che tutto sommato avrei potuto pubblicizzare Storia d’un leggero vento d’aprile tramite questo blog, già in essere da tempo.

Eppure, se avessi utilizzato lo pseudonimo LadyWeb avrei potuto pubblicizzare il libro tramite La Rosa di Versailles, il mio sito dedicato a Lady Oscar, ben più famoso di questo blog e quindi con più visibilità.

Sarebbe stato perfetto, visto che la raccolta contiene anche alcune poesie ispirate proprio ai personaggi di Lady Oscar, ma non ci sarebbe stato alcun dubbio sulla mia vera identità. Meglio trovare un escamotage.

Ma, da dove salta fuori Megalis? Il nome fu coniato per una guerriera Druid, con la quale mi avventurai in qualche partita di Dungeons & Dragons, un gioco di ruolo fantasy in cui mi dilettavo anni or sono.

Druido è colui che dedica la propria esistenza allo studio della natura e all’equilibrio della vita per vivere e meditare in solitudine nei boschi

Nato dalla contrazione di Meg, diminuitivo di Margaret, e la parola francese lilas (trad. lilla). L’idea di fondo era una margherita viola, ma il viagra ha fatto perdere al nome un po’ della sua poesia (…più avanti capirai il perché).

D’altronde, essendo nato per gioco, la scelta non impegnò intere giornate, come invece richiederebbe il naming di un prodotto. Perché presentarsi al mondo con uno pseudonimo dovrebbe far parte del progetto di marketing per la vendita del nostro libro. Ma al tempo avevo le idee un po’ confuse.

Ma ora, rivisitando il passato con la saggezza del presente, il mistero è dunque svelato. Tutto mi è chiaro, la mia lotta tra il dire e non dire, il mostrare e il nascondere. Lo pseudonimo Megalis era soltanto una maschera, come quelle indossate per gioco e a teatro tante altre volte. E, in quanto maschera, serviva a difendermi da quei quattro lettori, che avrebbero avuto occasione di leggermi.

Perché le poesie mettono a nudo le emozioni
rendendo il poeta vulnerabile nel suo io più profondo

Dunque, perché auto pubblicarle? A questa domanda ho già risposto nel post Il Self Publishing è anche questo, ma se stai leggendo queste righe, che parlano del perché ho scelto uno pseudonimo, quel che ti interessa è altro.

A volte mi chiedo, se mai scrivessi un’opera che destasse l’interesse di una grande casa editrice e ricevessi l’offerta di pubblicare con uno pseudonimo, magari un nome che suoni straniero, che fa tanto più fico… accetterei? Non lo so.

E se mi offrissero un contratto da paura, con tanti zeri, o anche pochi, per pubblicare con un colosso dell’editoria? Non lo so.

Non che mi sia pentita di aver pubblicato il mio libro di poesie con uno pseudonimo, è solo che non ho più voglia di giocare a nascondino.

Se credessi davvero nel mio manoscritto, dopo tutta la fatica che sto impiegando per scriverne soltanto la metà, vorrei firmarlo a caratteri cubitali.

E di solito è così. Noi amiamo i nostri manoscritti. Almeno quelli che abbiamo il coraggio di sottoporre a qualche editore, non è vero?

Questioni legali e diritti d’autore

Quando ho firmato il contratto con Boopen Photocity Edizioni, ho indicato il mio pseudonimo e il nome di battesimo, firmando però con il mio vero nome.

La casa editrice è tenuta al riserbo della vera identità dell’autore, ma deve conoscere chi si cela dietro a un nickname.

Secondo il Codice Civile, qualora lo pseudonimo acquisti importanza pari al nome – è il caso di alcuni personaggi dello spettacolo – lo pseudonimo è tutelato al pari del nome anagrafico.

Nella scelta di uno pseudonimo occorre quindi porre particolare attenzione cercando di non carpire un nome già utilizzato o, peggio ancora, registrato presso la SIAE o l’Ufficio Marchi e Brevetti.

Come ho già detto, scelsi Megalis per usarlo in un gioco. Quando decisi di metterlo sulla copertina del mio libro al mondo c’era solo un artista che lo aveva per cognome.

Oggi, ahimè Megalis, nel migliore dei casi è identificato con una caldaia e nel peggiore col viagra. Quindi, nonostante le informazioni che sto per darvi, sto valutando se chiudere bottega e trovarmi un nuovo pseudonimo.

Magari stavolta scelgo il mio vero nome

Sono trascorsi diversi anni dall’acquisto di megalis.it, e sembrerebbe che il nome a dominio sia di proprietà di chi lo ha registrato per primo.

La tempestività della registrazione avrebbe quindi la meglio, tranne nei casi in cui il marchio non risulti precedentemente registrato presso l’Ufficio Marchi e Brevetti o altri enti preposti.

Se ti interessa puoi approfondire l’argomento leggendo Il nome di dominio e la tutela del marchio. Tutela giuridica e aspetti generali pubblicato sul sito Diritto dell’Informatica.

Se invece sei propenso a tutelare il tuo pseudonimo, puoi chiederne il riconoscimento alla SIAE compilando questo modulo.

E tu, che rapporto hai con il tuo pseudonimo?
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2 comments

  1. Ho un nickname vecchissimo, un nome a dominio vecchissimo uguale, ma ho scelto nome e cognome (e registrato anche quel dominio che non si sa mai) per rispetto ai miei avi, più che a me stessa.
    Interessante sapere che si può registrare anche più pseudomini alla Siae!
    … e si, sarebbe un peccato lasciar andare Lady Oscar. Anch’io fan, ma siamo in tanti, della mia “epoca” non c’è bambina che non sia cresciuta a pane, nutella, Bim Bum Bam e Lady Oscar! 😉

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