La felicità in un nonnulla

decluttering fare spazio relax nella natura

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Il mio week-end in montagna durò una settimana e mezza e all’inizio fu dura.

Viaggiavo con la mia auto, ciò nonostante avevo portato poche cose poiché non desideravo rimanere troppo a lungo. Ma la belle giornate e i non impegni altrove mi convinsero a restare ancora un giorno fino a contarne dieci.

Una breve pausa relax, nella casa dei nonni, in compagnia di una borsa contenente 2 paia di pantaloni, 1 paio di scarpe, 3 magliette, 1 golfino e il minimo di biancheria intima, il mio ibook G3 (quello bianco!), la mia fotocamera digitale e 2 libri di carta.

Primo ostacolo da affrontare fu la connessione zero: astinenza totale da internet, da facebook e dalla fattoria. Mi dedicai alle persone in carne e ossa, ai libri abbandonati sugli scaffali. Soprattutto mi immersi nella natura, che mi circondò coi suoi colori, i suoi odori e i suoi animali di ciccia.

Poi subentrò il problema degli abiti, ma il bel tempo mi fu di grande aiuto. Ogni sera, prima del tramonto, lavavo e stendevo i panni della giornata appena vissuta. Il giorno dopo non dovevo far altro che raccoglierli e indossarli, senza stirarli: tutta roba lava e metti.

C’era la divisa per le escursioni in montagna e quella per le passeggiate in paese. Per la notte avevo un vecchio pigiama fuori moda e per le faccende domestiche la tuta milleusi: indumenti fuori moda lasciati in loco negli anni precedenti.

Quel senso di appagamento

Improvvisamente fui invasa da uno straordinario senso di appagamento. Vuoi per il relax all’aria aperta, vuoi per l’assuefazione alla vacanza, vuoi per la lontananza da facebook.

Fatto sta che il maggiore benessere proveniva dal non dover decidere cosa indossare, come, quando e perché.

Non dovevo più chiedermelo. Ogni giorno tutto era pronto per la mia occasione d’uso. E ogni giorno era un giorno migliore.

Mi capitò persino di perdere delle foto, cancellate accidentalmente dopo averle scaricate sull’ibook, così imparai a vivere il momento conservandone il ricordo nel cuore.

Non a caso, in quel periodo, scrissi la prima stesura di quello che considero al momento uno dei miei migliori racconti La Cenere nato dalle storie, dai luoghi e dalle emozioni che danzavano attorno a me.

Tornai a Roma con la determinazione di svuotare il mio guardaroba e qualche tempo dopo, lo ammetto, navigando su internet, scoprii il decluttering la parola che definiva in pieno la mia magica scoperta: l’arte di liberarsi del superfluo per vivere meglio.

E per chi ha difficoltà a liberarsi dal superfluo, consiglio la lettura del post di Conny Come vestirsi eticamente ed essere felici

E tu, di cosa sei riuscito a  fare a meno?
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Megalis è lo pseudonimo di Giuseppina Ricci.
Nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre, abito a Roma dove lavoro come consulente informatico. Scrivo perché ne sento il bisogno come dell’acqua e dell’aria, ma una sola passione non mi basta e così mi nutro di mille interessi che lascio confluire nelle mie storie. Ancestrale il richiamo della natura, dettato dalle mie origini abruzzesi, passeggiando nei boschi pratico l’arte di liberarmi del superfluo, parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca.

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