Dove metti il tempo per scrivere?

Trovare il tempo per scrivere, foto: una sveglia sul prato

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Già, dove metti il tempo per scrivere? Perché il tempo si trova, ma ti scorre davanti come il bus delle 7. Ti attraversa le mani come l’acqua nei cesti. E ti lascia perplesso, deluso e scontento.

Eppure in questo momento sto scrivendo. Ho chiuso il libro di Analisi e mi sono detta “vado a dormire”. Ho pensato “oggi non ho scritto neppure una riga“. E allora ho messo le mani sulla tastiera e ho iniziato a scrivere.

Ultimamente lo faccio, prima di dormire prendo l’ipad, come una medicina, apro iA Writer e inizio a scrivere. Cosa? Una scena immaginata mentre ero imbottigliata nel traffico, una poesia dedicata a quanto sonno ho, una lettera colma di tutto quello che vorrei tanto dire a qualcuno.

A volte, trascrivo le mie note vocali. Di solito, una della note mi dà il là e le parole escono come un fiume in piena. Considerando la siccità degli ultimi tempi non supero le 3.000 battute, ma la mia soddisfazione aumenta ogni giorno con l’aumentare dei caratteri.

Il mio romanzo sta prendendo forma. Io, che scrivevo poesie, perché pensavo di non essere in grado di superare una cartella, ho dattilografato quasi 30.000 parole.

Certo molto di quel che ho scritto sarà carta straccia – pardon, byte mal ottimizzati – però c’è del materiale su cui lavorare. Perciò se manca l’ispirazione faccio un po’ di revisione. No, non aspetto il finale per tornare indietro. Ogni tanto ho bisogno di rituffarmi nella storia per sentire se i miei personaggi hanno qualcosa da dirmi. I miei personaggi sono dei gran chiacchieroni.

Nel fine settimana, invece, una bella passeggiata nella natura, nel sole e nel polline primaverile non me la toglie nessuno. Parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca. Non c’è manuale che tenga!

Scusate, mi prudono le mani perciò passo e chiudo. Pardon, passo e scrivo… da qualche altra parte, s’intende.

E tu dove metti il tempo per scrivere?
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Megalis è lo pseudonimo di Giuseppina Ricci.
Nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre, abito a Roma dove lavoro come consulente informatico. Scrivo perché ne sento il bisogno come dell’acqua e dell’aria, ma una sola passione non mi basta e così mi nutro di mille interessi che lascio confluire nelle mie storie. Ancestrale il richiamo della natura, dettato dalle mie origini abruzzesi, passeggiando nei boschi pratico l’arte di liberarmi del superfluo, parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca.

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