Metodo del dormiveglia: scrivere tra sogno e realtà

Immagina di scrivere tra sogno e realtà: metodo del dormiveglia

Avete presente il dormiveglia? Quella fase tra il momento immediatamente prima di addormentarsi e il sonno?

Ebbene, ho scoperto che scrivere in quel frangente di tempo può essere molto produttivo. Non sono pazza, ma una persona come tante, che torna a casa distrutta dopo una lunga giornata di lavoro.

Prima, quando mi capitava di non avere la forza a scrivere ci provavo lo stesso, mi sedevo alla scrivania, ma finivo per addormentarmi sulla tastiera. Invece, da qualche tempo, mi preparo per andare a letto e mi infilo sotto le coperte in compagnia dell’ipad. Niente di osceno!

L’ho scoperto per caso, qualche settimana fa, ma da allora è diventato un appuntamento quasi fisso.

E quando mi gira in testa qualche idea, e sento di non avere la forza per tradurla in parole, mi siedo sul letto, con l’unica luce proveniente dallo schermo del tablet, e chiudo persino gli occhi, tanto conosco la tastiera a memoria. Un bel vantaggio, lo ammetto. Provo a pensare, rischio di addormentarmi, però non mollo.

Se ci sono riuscita una volta, posso farlo ancora.

Si può fare anche se condividete il letto o la stanza con qualcuno. Certo sarebbe meglio se il vostro compagno di stanza stia già dormendo o creda talmente tanto nel vostro sogno di scribacchino che vi lasci lavorare come se non ci fosse.

Nel buio quasi completo della notte, in bilico tra sogno e realtà, inizio a digitare parole. Lì per lì scrivo roba sconnessa, poi qualcosa si accende, in qualche luogo recondito del mio cervello, e la macchina prende a funzionare: ancor più che se fossi sveglia.

Scaturiscono frasi e da lì nuove idee. Non torno mai indietro, c’è tempo per rileggere e sistemare. Dopotutto, domani è un altro giorno! 

Ieri sera ho superato le 4000 battute, ben più di 700 parole, ma soprattutto ho sciolto i nodi di alcuni punti della trama in cui restavo impigliata da settimane. Perché la mente innesca meccanismi bastardi e ci intrappola in strade senza via uscita.

Ma col metodo del dormiveglia è come essere ubriachi da sobri.

La fantasia prende il sopravvento, le ombre assumono le sembianze dei personaggi, quasi li avverto parlarmi all’orecchio. Nessun trucco, la mia creatività che trova libero sfogo, il mio corpo è stanco e non ha la forza di contrastarla. Rifiuta i sensi di colpa e chissà! S’autoconvince che sia solo un sogno e nei sogni possiamo fare qualsiasi cosa.

Trasformo la stanchezza in fantasia. Come una droga che non fa male.

Magari con te non funziona, ciascuno di noi ha il suo modo per restare a galla nella burrascosa tempesta della stesura di un romanzo, ma puoi testarlo e vedere come va. Senza dirlo a nessuno, come invece ho fatto io.

Il giorno seguente non tutto quello che ho davanti agli occhi è pronto per la stampa, non lo sarebbe neanche se l’avessi scritto in pieno giorno e revisionato tre volte.

Il metodo del dormiveglia è un metodo giovane, gli ho dato il nome solo da ieri e sarà la terza volta che lo metto in pratica. Ma funziona alla grande.

Alcune frasi risultano contorte, alcune parole ortograficamente obbrobriose, ma alcuni passaggi incredibilmente funzionali. È materiale su cui lavorare!

Scrivendo la stanchezza si allenta, il buio rilassa gli occhi e con gli occhi la mente. È allora che scriverei per ore!

Ma la vita reale mi chiama, non posso restare nel dormiveglia!

Vorrei, ma devo correre, devo darmi da fare, così da tornarmene a casa la sera seguente più stanca di ieri, e dedicarmi al metodo del dormiveglia.

A parte gli scherzi, ne ho di cose di cui occuparmi quando rientro dal lavoro, ma ritagliarmi un piccolo spazio notturno sta diventando un po’ più facile. Forse perché ci credo un po’ di più e parola dopo parola il romanzo prende forma e io vado a dormire più soddisfatta, riposo meglio e continuo a sognare.

TROVA IL TEMPO PER TESTARE il metodo del dormiveglia …e DIMMI se funziona anche per te!

Nel post Interpretare i personaggi di un romanzo ho parlato di un altro metodo che utilizzo con successo.

Consiglio di leggere l’interessante post Giochi Mentali nella scrittura che mi ha convinto a raccontarvi il mio metodo.

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Pubblicato da

Megalis

Megalis è lo pseudonimo di una giovane adulta nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre.

2 pensieri su “Immagina di scrivere tra sogno e realtà: metodo del dormiveglia”

  1. Sono passata a leggere incuriosita dal titolo nella newsletter (dormiveglia pensavo invece al mattino, appena svegli, ancora addormentati…perchè sento sempre qualcuno che prova ad alzarsi un’ora prima per scrivere) e non mi aspettavo la citazione, grazie! 😀
    Scrivere così a letto non credo funzioni per me, non ho provato (dovrei portarmi il portatile che è un po’ più ingombrante del tablet, ma dal tablet proprio non riesco a scrivere) però quando lavoro al pc fino a pochi minuti prima di coricarmi, fatico a “staccare” la spina mentale. Di vero c’è che la sera scrivo bene (mi evita anche quell’attacco al frigo post cena, quelle cose del tipo “aspetta che guardo se c’è un dolcetto…”), scrivo fino a mezz’ora prima di andare a letto, col risultato che la notte comunque il cervello elabora (se sto scrivendo un racconto, sogno la scena successiva), ma lasciandomi dormire. Qualcosa di molto simile direi al tuo metodo dormiveglia 😉

    1. Benvenuta Barbara,
      io la mattina ci ho provato, ma impiego una vita a svegliarmi… però ora che mi ci fai pensare potrei utilizzare il metodo del dormiveglia mattutino. Ti faccio sapere!
      Gli attacchi al frigo invece, per me, stanno diminuendo con l’aumentare delle pagine che scrivo. A conferma che scrivere è terapeutico 😀
      P.S. il tuo articolo è troppo interessante per non condividerlo e poi vuoi mettere la comodità di averlo bello e pronto in lingua italiana?

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