E poi te ritrovi ar Trullo…

murales mistercaos

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E non te lo aspetti, perché ti raccontano il Trullo come quella zonaccia de Roma piena de monnezza e de gentaja che te spara, te ‘nfila la droga nelle tasche o te sfila il portafoglio dalla borsa.

E invece, vagabondando fra le vie assonnate nel meriggio di un marzo di primavera, mi si paventa innanzi la meraviglia.

E a raccontare il Trullo ci pensano loro, che vivono ogni giorno tra quello che hanno e quello che desiderano.

E se i Pittori Anonimi del Trullo coprono di murales le pareti dei palazzi non è per nascondere la realtà, ma per aumentarla: far gridare ai muri l’amore, i sogni, la rabbia in perfetta coesione coi Poeti der Trullo e i loro versi.

quei muri li ho sentiti gridare, tanto da tapparmi le orecchie e spalancare gli occhi, senza lasciare indifferente il cuore, perché…

Ci sono persone che vengono al mondo / Per dare alla vita un senso profondo / Lasciano a noi qualcosa di grande / Dando risposte a mille domande / Brillano forti e sono coscienti / Di essere solo stelle cadenti (Poeti der Trullo)

E inevitabilemente, il Trullo diventa un museo a cielo aperto, che richiama a sé artisti provenienti da altri quartieri, altre regioni.

A testimonianza che l’arte aiuta a sopravvivere al caos, e che la poesia resiste, anzi rinasce, infiltrandosi abilmente nel guazzabuglio di strade e nei meandri della rete con il fine nobile di colpire al cuore della gente.

Ed io, vittima beata, al Trullo ci ritorno. E voi?
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