Raccontare per immagini o con le parole?

raccontare per immagini pub romano in bianco e nero

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Ho sempre amato la fotografia: la prima macchinetta, le usa e getta, la reflex con pellicola, le foto che venivano male e il rullino che finiva sul più bello.

Col digitale tutto sembrò più magico persino della polaroid e così immediato che non esitai nell’acquisto di una compatta con scheda flash. Da lì, il salto verso la reflex digitale fu un attimo.

Nel frattempo, anche i cellulari avevano imparato a scattare foto: foto minuscole, video 3×2, i popolari selfie…

Però, di fotografare, mi era passata la voglia

E sebbene il mio interesse per la tecnologia non sia mai svanito, e di device ne abbia testato qualcuno, soltanto al Huawei P9 riconosco il merito di avermi fatto tornare la voglia.

Lo so, non si sceglie un telefono per la fotocamera, ma una scusa per comprarmi un nuovo smartphone dovevo pur trovarla e il doppio occhio firmato Leica mi ha letteralmente stregata.

Un occhio a colori e uno in bianco e nero che collaborano per un risultato sorprendente. Insomma, il David Bowie dei mobile!

Battute a parte, il colore ne guadagna parecchio, ma il risultato più esaltante si ottiene in modalità bianco e nero con un realismo che ricorda le foto scattate ai tempi della pellicola.

Sono un po’ nostalgica lo ammetto, ma il P9 mi ha fatto tornare la voglia di fare tanta street-photography.

E guardare il mondo con un’altra ottica mi ha fatto comprendere che non sono alla ricerca di un semplice fermo immagine, ma di un’idea che possa espandersi all’interno di una trama più complessa.

Lì, dove la mia tecnica fotografica non arriva, perché il mio istinto primordiale vuole raccontare storie, sì, ma con le parole.

E alla fine ho capito, io fotografo per immortalare quell’attimo in cui il sole taglia di netto la scena. E attraverso la fotocamera imprimerlo sulla retina, tatuarlo nella memoria. Riaffiorerà, ma solo quando, scrivendo una storia, ripescherò quella sensazione per tradurla nero su bianco.

I reportage sono un’altra cosa, un altro mestiere! Non voglio raccontare per immagini, ma attraverso le immagini. Descrivere con le parole, non con la luce. È giunta l’ora di focalizzarmi sulla scrittura.

E voi su cosa siete focalizzati?
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Megalis è lo pseudonimo di Giuseppina Ricci.
Nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre, abito a Roma dove lavoro come consulente informatico. Scrivo perché ne sento il bisogno come dell’acqua e dell’aria, ma una sola passione non mi basta e così mi nutro di mille interessi che lascio confluire nelle mie storie. Ancestrale il richiamo della natura, dettato dalle mie origini abruzzesi, passeggiando nei boschi pratico l’arte di liberarmi del superfluo, parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca.

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