Scrivere è un’avventura: sicuro di voler fare lo scrittore?

scrivere è un'avventura

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La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. (Emilio Salgari)

Insomma, scrivere è un’avventura ed Emilio di avventure se ne intendeva. Di anni ne sono passati, ma il mestiere di scrivere resta un duro lavoro. E chi ha detto che a noi non piaccia il duro lavoro? Lavorare sodo ci piace. Avere qualche soddisfazione di ritorno? Anche.

Rispetto ad Emilio, possiamo scrivere non necessariamente restando incollati a un tavolo. La tecnologia rende meno cupa la giornata di uno scribacchino. Non è più il tempo degli scrittori pallidi, ci si può abbronzare mentre digitiamo sui nostri mobile.

Per contro, la fretta delle consegne è aumentata, che si scriva un romanzo o un testo per un’agenzia pubblicitaria, “sbrigati sbrigati” è un mantra quotidiano, ma dedicare una parte del nostro breve tempo a rileggere e correggere è doveroso. Per i più pigri ci sono i beta reader.

Non posso definirmi una scrittrice, ma una che scrive sì. Combatto ogni giorno contro le mie lacune, mi lascio stravolgere da qualche sprazzo di creatività, continuo a leggere manuali, in cerca di soluzioni magiche, e butto giù post, poesie, racconti, ho iniziato un romanzo persino! Anzi, due.

Per lavoro faccio tutt’altro, la cosa che più si avvicina allo scrivere sono le analisi funzionali per lo sviluppo di software. Ammetto che ogni tanto ci infilo dentro un po’ di  scrittura creativa,  Joel Spolsky approverebbe. Lo faccio per rendere più appetibili i documenti tecnici ai non addetti ai lavori, ma ancor più per me stessa, per rendere più appetibile il mio lavoro.

Ma torniamo alle parole di Emilio Salgari, proverò per gioco a misurarmi con un grande scrittore. No, no, si tratta del gioco innocente di una che ha le idee un po’ confuse. Il caldo dà alla testa, non lo nego. Sto davanti a un pc, senza aria condizionata, il termometro della mia camera segna 29° e 63% di umidità. Non potete pretendere che ne esca qualcosa di buono.

Dunque… Megalis vs Salgari

La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali.

Allora, io qualche soddisfazione l’ho avuta. Ho vinto un premio di poesia, pubblicato su qualche antologia, ho vinto un Fantareale Slam, pubblicato in self. Può bastare? Soddisfazioni morali e anche un po’ materiali. No, non mi basta.

Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi.

Dunque, io sono inchiodata a un tavolo per molte ore al giorno a fare altro, un altro lavoro. Quando scrivo per diletto non sto inchiodata a niente, forse al telefonino o al tablet o al notepad. Di fatto vago per la casa o per la città, ma non sto proprio ferma, muovermi mi aiuta a pensare. Alle volte a forza di pensare mi viene un chiodo alla testa, ma non so se posso definirmi inchiodata per questo.

Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere.

Vediamo, di cartelle ne scrivo, ma di solito le spedisco ai miei superiori. Quindi pondero molto e narro poco. Alle volte manca il tempo di rileggere e correggere, e allora mi tocca rinunciare al pranzo. Cartelle da inviare agli editori ne scrivo, ma così poche che ho potuto inviarle solo a qualche concorso letterario, poi un giorno vi racconto. Qualsiasi editore riderebbe delle mie quattro storie e i romanzi sono lì che aspettano di essere conclusi da troppo, troppo tempo. A volte ho l’impressione di sentire le voci dei personaggi, di uno in particolare, che mi chiede aiuto… “Continua ad annaspare!”,  glielo ho appena gridato, “qualcuno verrà a salvarti!”. Prima devo finire questo post.

E tu, rispetto a Salgari, come sei messo?
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Megalis è lo pseudonimo di Giuseppina Ricci.
Nata quasi per caso in una città di mare nella primavera del millenovecentosettantatre, abito a Roma dove lavoro come consulente informatico. Scrivo perché ne sento il bisogno come dell’acqua e dell’aria, ma una sola passione non mi basta e così mi nutro di mille interessi che lascio confluire nelle mie storie. Ancestrale il richiamo della natura, dettato dalle mie origini abruzzesi, passeggiando nei boschi pratico l’arte di liberarmi del superfluo, parlare col vento è il miglior antidoto alla pagina bianca.

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